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Partito Democratico di Piacenza
  13 dicembre 2017 Partito Democratico Piacenza
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Linee politico-programmatiche di Silvio Bisotti

9 ottobre 2017


2 ottobre 2017 – Linee politico-programmatiche

 

PRESENTAZIONE DELLA CANDIDATURA DI SILVIO BISOTTI A SEGRETARIO DELLA FEDERAZIONE DEL PD DI PIACENZA.

 

Premessa.

 

Mi candido alla Segreteria della Federazione perché ho capito di poter essere utile al Partito in questa fase di transizione e di innegabile difficoltà.

Me lo hanno fatto capire le sollecitazioni che mi sono pervenute da diversi iscritti e militanti soprattutto giovani, me lo ha fatto capire il clima di disorientamento ma anche di volontà di ripresa che ho colto negli incontri con tutti i Circoli della provincia nelle scorse settimane.

 

Sono infatti profondamente convinto che la comunità politica rappresentata dal PD e il suo essere partito vero, con il patrimonio culturale che proviene dalle storie politiche che lo hanno fondato dieci anni fa, sia un bene prezioso cardine della vita democratica della nostra società, che non può essere disperso e di cui, al contrario, andare giustamente orgogliosi anche per gli straordinari risultati ottenuti in tanti anni di responsabilità amministrative nelle nostre Comunità, tra cui la Città di Piacenza, in termini di miglioramento dei servizi, di nuove infrastrutture, di valorizzazione del patrimonio artistico culturale che sono sotto gli occhi di tutti.

 

La mia scelta, assolutamente non prevista, non è dettata quindi da ambizione personale ma solamente dalla speranza di poter dare un contributo concreto che tuteli anzitutto i valori fondamentali riaffermati dal manifesto programmatico del Partito Democratico e che hanno segnato la storia anche della nostra Regione a partire dalla Resistenza e dalla assunzione della Costituzione italiana come bene irrinunciabile e primario da cui tutti gli altri discendono: coesione sociale, legalità e inclusione, partecipazione democratica, pari opportunità, dignità e tutela del lavoro, cooperazione e buona amministrazione delle istituzioni pubbliche.

 

Una scelta che prioritariamente deve accompagnare la crescita di un nuovo gruppo dirigente che faccia da punto di riferimento per nuovi e vecchi elettori da coinvolgere o rimotivare.

 

In questo momento storico infatti il nemico più pericoloso da combattere credo sia innegabilmente la rassegnazione e la perdita di speranza di fronte ad un quadro socio-economico che ritiene di non trovare più nella politica risposte adeguate dando spazio a derive populistiche e ad una nuova destra radicale e xenofoba.

In realtà la situazione pur difficile del sistema paese e delle sue istituzioni è spesso deformata da una rete di messaggi mediatici caratterizzati sempre di più da approssimazione e superficialità in continua ricerca di audience.

 

Infatti gli osservatori attenti non possono negare come il PD ed i suoi rappresentanti ai vertici degli ultimi governi del paese stiano offrendo esiti in controtendenza rispetto alla grave crisi degli ultimi anni sia sul piano economico che sociale. Si è finalmente aperta un’attesa stagione di riforme  alcune importanti approvate e altre in agenda, si stanno affrontando con risultati concreti delicatissimi temi quali la disoccupazione, i flussi migratori, la sicurezza, la tutela ambientale in un sistema Europa in cui l’Italia sta recuperando credibilità e autorevolezza.

 

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Sul piano generale quindi i motivi per guardare al futuro con un certo ottimismo ci sono, ma il lavoro a tutti i livelli è ancora enorme.

 

 Allora anche il Congresso locale del nostro Partito deve diventare occasione vera e utile per ridirci le motivazioni della nostra appartenenza al PD e per darci le priorità su cui puntare in sintonia con gli esiti del Congresso nazionale celebrato da pochi mesi con l’insediamento della Segreteria Renzi ma con quella giusta autonomia legata alle specifiche sensibilità e relazioni presenti nel PD piacentino.

 

 In questo senso credo non si possa che riaffermare come tutti noi vogliamo sentirci protagonisti di un Partito saldamente collocato nel campo progressista con attitudini e capacità di governo della cosa pubblica attraverso scelte interpretate dai diversi riformismi presenti nel centro-sinistra italiano con cui mantenere sempre vivo un confronto vero sul piano del merito politico delle proposte slegato da condizionamenti personalistici che purtroppo sono, in molti casi, le cause vere di tante laceranti divisioni.

 

Ma credo anche che tutti vogliamo ancora sentirci protagonisti di un Partito con uno statuto e delle regole, con una vita democratica interna in cui non decide un capo o una cerchia ristretta ma in cui le decisioni sono assunte discutendo liberamente negli organi eletti e rispettando la volontà della maggioranza, in cui in sostanza prevalga il ‘noi’ rispetto all’io’ e in cui la collaborazione valga molto di più del finto decisionismo solitario.

 

Proposte.

 

Quali allora le priorità che voglio condividere per uscire dalle secche in cui in questa ultima stagione ci si è arenati e che i fatti di seguito richiamati confermano con chiarezza?

 

Il PD, anche quello piacentino, è infatti diventato sempre più un luogo prevalentemente frequentato dal solo ceto politico e sempre meno da elettori e militanti.

Gli amministratori eletti, inevitabilmente assorbiti dagli impegni legati ai loro incarichi, gestiscono con difficoltà e in modo discontinuo il rapporto con gli iscritti e gli elettori.

La vita dei Circoli e nei Circoli, proprio perché non in grado di affrontare le questioni vere di interesse dei cittadini risulta decisamente poco attrattiva.

Questo scarso interesse rende ancora più difficile il ricambio del gruppo dirigente producendo quelle, anche se spesso ingenerose,  critiche verso un ceto politico immutabile e fatto responsabile di tutti gli insuccessi.

Quanto poi alla reiterata e per certi aspetti “antica” critica al potere delle correnti più che proporre valutazioni scontate o di principio credo convenga collocarsi sul terreno di proposte operative che aiutino il superamento di quella che in sintesi non è che la palese riduzione dello spazio di democrazia.

 

Il rilancio del Partito Democratico piacentino, accanto alle scelte e al dibattito in corso a livello nazionale e locale in vista dei prossimi delicati appuntamenti elettorali che inevitabilmente dovrà caratterizzare un ampio confronto tra iscritti, militanti ed elettori oltre che prioritariamente con i

 

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movimenti politici (vecchi e nuovi) collocati alla nostra sinistra, si giocherà su tre priorità di carattere politico-organizzativo:

 

a – la formazione di un nuovo gruppo dirigente;

 

b – la centralità dei territori e della vita dei Circoli;

 

c – una efficace comunicazione;

 

a – La formazione di un nuovo gruppo dirigente:

 

investire su un nuovo gruppo dirigente non a parole ma nei fatti è una scommessa su cui si giocherà il futuro del PD e su cui mi impegnerò fortemente. E’ una sfida decisiva che passerà attraverso una formazione da attuare sia sul “campo”, cioè assegnando con coraggio ruoli di responsabilità in una gestione rigorosamente partecipata e collegiale, sia attraverso la rete di opportunità per approfondimenti tematici e di metodo offerti dai livelli nazionale e regionale del Partito (scuole di formazione, seminari, corsi ecc.).

 

Ogni incarico dovrà essere vissuto come un’opportunità in cui ciascuno possa esprimere pienamente le proprie doti e capacità  nella responsabile consapevolezza però di essere parte di un disegno politico chiaro nei suoi obiettivi generali e condivisi.

 

Questa azione dovrà essere accompagnata da un costante passaggio di informazioni che consolidi relazioni e metodo di lavoro, fortemente caratterizzato dall’ascolto e dall’analisi dei fatti sociali in un confronto sistematico con l’associazionismo sindacale, civico, culturale ed economico.

I rapporti con questi i cosiddetti corpi intermedi, anch’essi in profonda evoluzione,  non possono essere attuati solo alle scadenze elettorali.

 

Un gruppo dirigente unito che dibatte in modo trasparente e costruttivo senza arrivare alla contrapposizione o peggio al litigio (decisamente “tasto da disattivare”) è un primo elemento che creerà senza dubbio una ripresa di consenso, di apprezzamento e di rispetto per una comunità politica, quella del PD, ingenerosamente bistrattata, più di altre, da una parte della pubblica opinione.

 

La costruzione della nuova squadra si baserà sulla capacità di “mescolare” generazioni, talenti e competenze privilegiando ovviamente il mondo dei cosiddetti nativi del PD e chiedendo in giusta misura gesti di generosità a chi ha già dato il proprio contributo in incarichi di responsabilità diretta.

 

In stretta connessione la nuova Segreteria istituirà una delega specifica nell’esecutivo finalizzata alla ricostituzione della “giovanile” del Partito come percorso di coinvolgimento rinnovato e stimolante per le nuove leve che vogliano avvicinarsi all’esperienza politica.

 

Infine un’altra delega sarà istituita allo scopo di rilanciare la conferenza provinciale delle donne come luogo di elaborazione delle politiche di genere, di promozione del pluralismo culturale, di scambio tra le generazioni, di formazione politica, di elaborazione di proposte programmatiche, di individuazione di campagne su temi specifici.

 

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b – La centralità dei territori e della via dei Circoli:

 

molto è stato scritto, anche nei regolamenti del nostro Partito, sulla necessità di rendere vitale e sistematica la vita dei Circoli, ma nei fatti sono sempre più rare le situazioni in cui viene praticata una vera partecipazione.

L’attività delle amministrazioni, i problemi dei comuni e dei territori, i grandi e piccoli progetti che toccano la vita delle persone non vedono il coinvolgimento di iscritti e simpatizzanti se non in modo sporadico, spesso polemico o rivendicativo.

 

Soprattutto non esistono più luoghi di confronto politico anche come incontro tra le persone.

La mobilitazione degli iscritti è purtroppo quasi sempre finalizzata ad eventi straordinari come congressi, elezioni, referendum, primarie...

 

Occorre dunque avviare la ricostruzione di una modalità di presenza sul territorio attraverso un coordinamento di zona o vallata messo in capo ad un responsabile che tenga viva una rete di relazioni e di aggiornamento costante tra segretari di Circoli,  in una logica di sussidiarietà nei confronti dei meno organizzati o numerosi proponendo iniziative comuni su temi peculiari per il territorio di riferimento.

 

Fondamentale sarà anche lo sforzo di migliorare e rendere stringente il rapporto con gli amministratori eletti negli enti sia in maggioranza che non, oltre che con i parlamentari, gli assessori e i consiglieri regionali, nel rispetto dei ruoli istituzionali la sinergia con il Partito sul territorio è assolutamente strategica.

 

Il nuovo esecutivo provinciale, in relazione alle rispettive deleghe, si rapporterà in modo sistematico con i Circoli, definendo un calendario puntuale di incontri  per favorire la più ampia partecipazione alla vita e alle scelte del Partito provinciale. I Circoli e gli iscritti devono sentirsi valorizzati, coinvolti, ascoltati.

 

Uno specifico approfondimento dovrà essere dedicato al Circolo di Piacenza, valutando la possibilità di ricostituire i quattro Circoli di quartiere o comunque forme organizzative che riavvicinino iscritti ed elettori alla vita del Partito.

 

La nuova Segreteria al termine del Congresso darà poi vita ad una “Conferenza programmatica” incentrata su temi di rilievo generale ma con le specifiche ricadute sul sistema locale o di “area vasta” e di assoluto interesse per la vita dei cittadini articolati in quattro macro aree:

 

- occupazione, ambiente e sviluppo;

- diritti, sicurezza, immigrazione;

- cultura, scuola, formazione;

- welfare, sanità.

 

c – Una efficace comunicazione:

 

Dedicare un’attenzione specifica alla comunicazione non significa confondere il fine (il contenuto politico) con lo strumento (le nuove tecniche). Vuole essere però un forte richiamo al valore

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strategico delle nuove modalità di diffusione del messaggio politico che diventano sempre più decisive per rendere efficace la proposta che, ovviamente, deve sempre essere prodotta da un’elaborazione a  monte in capo alle precise responsabilità di governance del Partito.

 

Infatti nella stagione della comunicazione globale e della rivoluzione digitale l’interdipendenza tra politica e comunicazione è sempre più stringente. Fare politica significa anche e sempre di più saper comunicare quello che si fa.

A livello nazionale le iniziative del Partito sono in atto al punto da prevedere in ogni Federazione la figura del referente digitale e così faremo.

 

Il mondo della nuova comunicazione è complesso, occorrono infatti professionalità e metodo per una modalità di diffusione coordinata e coerente.

I rischi di una cattiva gestione delle notizie sono tanti, il più frequente ed imbarazzante è l’avvio di dibattiti inconcludenti e dispersivi spesso fondati su “fake news”.

 

La comunicazione digitale non deve mai sostituire gli incontri e le relazioni personali li deve completare, supportare, migliorare.

 

Quindi si dovranno mettere in rete le notizie e le iniziative dei Circoli, il sito del PD provinciale dovrà essere accessibile, aggiornato in grado di veicolare in modo chiaro le proposte, le valutazioni del Partito sui temi più importanti dell’agenda politica.

Troppo frequenti sono le occasioni in cui le posizioni del PD sono equivocate, assenti o peggio plurime generando confusione e polemiche. Nel mondo di oggi la reattività ed il tempismo sono vitali.

 

Conclusione.

 

Una stagione impegnativa e difficile attende il Partito Democratico.

 

Scadenze elettorali nazionali sono alle porte con una legge che purtroppo, comunque modificata, rischia di non garantire la governabilità e la prosecuzione di una vera stagione di riforme per il paese; ma anche appuntamenti amministrativi in importanti Comuni della Provincia oltre che naturalmente la preparazione di una nuova progettualità politico-amministrativa che consenta al PD e al centrosinistra di tornare al governo del Comune capoluogo.

 

Occorre affrontare con lucidità e pazienza il delicato tema di come rafforzare il campo progressista mettendo da parte personalismi e contrapposizioni spesso sproporzionati in nome di giudizi o pregiudizi che di fatto non interpretano più i problemi nuovi prodotti dai cambiamenti globali.

 

Le condizioni però per provare a sciogliere qualche nodo che liberi il futuro, carico di zavorra, delle nuove generazioni, crediamo ci siano.

Proviamoci insieme, Io ci sono con idee e passione per dare una mano, fiducioso in una “buona politica” partecipata e non individualistica.

 

Silvio Bisotti

 



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