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Partito Democratico di Piacenza
  18 novembre 2017 Partito Democratico Piacenza
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Stefano Cugini: Ius soli e risoluzione PD sulla cittadinanza italiana: facciamo un po' di chiarezza

10 ottobre 2012

Pubblicato in: CONSIGLIO COMUNALE

Il Consiglio Comunale di lunedì 8 ottobre si è distinto per la mozione su EQUITALIA e per la risoluzione che abbiamo presentato come gruppo PD, volta a sollecitare l’iter di concessione della cittadinanza italiana per ius soli.

E’ bene chiarire subito che l’oggetto del dibattito riguarda i figli nati in Italia da entrambi genitori stranieri regolarmente residenti e i ragazzi arrivati in Italia adolescenti, figli di cittadini non italiani regolarmente residenti, che abbiano qui compiuto un intero ciclo scolastico.


Come era ampiamente prevedibile l’istanza ha suscitato forti reazioni del centro destra, che si è scagliato contro una presa di posizione ritenuta demagocica, elettorale e di sinistra (e meno male!): mi sarei sorpreso del contrario.

Forse giova ricordare che l’Emilia-Romagna ha più volte appoggiato iniziative per la modifica della legislazione che regola il conferimento della cittadinanza, sollecitando in particolare una revisione del meccanismo dello “ius sanguinis al fine di vedere riconosciuti quali cittadini italiani i bambini figli di immigrati nati e cresciuti sul suolo italiano.

In particolare la nostra Regione ha aderito alla campagna “L’Italia sono anch’io” per la cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori stranieri.
Il tema di una nuova legislazione in materia è oggetto di discussione in molte Regioni, Province e Comuni del nostro Paese, come perorato dal Presidente della Repubblica, attento peraltro a invitare il Parlamento ad affrontare quanto prima la questione del superamento dell’istituto dello “ius sanguinis.

Oltretutto nella Convenzione Europea sulla nazionalità conclusa tra gli Stati membri del Consiglio d’Europa il 6 novembre 1997, ancora in attesa di essere ratificata dallo Stato Italiano, è previsto che ciascun Paese faciliti, nell’ambito del diritto domestico, l’acquisizione della cittadinanza per «le persone nate sul suo territorio e ivi domiciliate legalmente e abitualmente» (articolo 6, paragrafo 4, lettera e).

Se proprio vogliamo essere pignoli, prendiamo poi l’articolo 3 della Costituzione Italiana che garantisce come «tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali.
 

La posizione della Chiesa cattolica è altrettanto chiara e si evince dagli appelli mossi al Parlamento per una riforma della legge 91/1992 che intercetti i cambiamenti demografici dell’Italia e promuova il riconoscimento della cittadinanza alle persone straniere.
Ecco, io credo che, date queste premesse, non si possano infine trascurare alcuni punti che, a braccio, cito di seguito:
  • il tema dell’integrazione dei cittadini stranieri in Italia e in Europa è un impegno sul quale si gioca il futuro stesso del nostro Paese;
  • il riconoscimento dei diritti e dei doveri di cittadino italiano è condizione necessaria affinché le seconde generazioni figlie di immigrati si sentano pienamente parte della nostra comunità e possano contribuire concretamente alla costruzione della società;
  • il riconoscimento della cittadinanza agevola il percorso di integrazione reale per affermare l’idea di una comunità in cui le diversità culturali, etniche e religiose siano una ricchezza che rinsalda, anziché indebolire, i valori costituzionali come capisaldi su cui impostare dialogo e confronto;
  • il riconoscimento della cittadinanza è un veicolo di controllo sociale che riduce il pericolo di condotte criminogenetiche, attribuito da teorie sociologiche al conflitto tra i sistemi di cultura cui sono sottoposte le seconde generazioni figlie di immigrati che, in assenza di un forte meccanismo di integrazione rischiano, a fronte della perdita di significato dei contenuti normativi del Paese di origine dei genitori, di non sentirsi tenuti ad assimilare i valori del Paese ospitante, finendo in una sorta di assenza valoriale;
  • eliminare barriere tra comunità dà equilibrio alla struttura sociale, prevenendo fenomeni di emarginazione, favorendo una più equa distribuzione delle opportunità di vita e riducendo il rischio di contrapposizioni violente.
  • non ultimo, a Piacenza i bambini nati e residenti, figli di cittadini stranieri, rappresentano nel 2012 il 36% del totale.
La conclusione logica di questo post per me è che non solo parlare di cittadinanza non sia una perdita di tempo, come invece sostenuto da qualche consigliere di minoranza, ma anche come sia questione dirimente per il Comune di Piacenza continuare il sostegno verso iniziative volte a incentivare una politica di accoglienza nei confronti di questa fascia di popolazione, contribuendo alla realizzazione di una maggiore integrazione sociale.

(n.d.r. alcuni punti citati sono la rielaborazione di quanto contentuo in un odg del Comune di Nonantola e nella risoluzione 2586 della RER)


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