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Partito Democratico di Piacenza
  21 settembre 2017 Partito Democratico Piacenza
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RASSEGNA STAMPA: il commento dei nostri dirigenti sulla situazione in casa PD

21 aprile 2013


VITTORIO SILVA: «Si deve essere molto preoccupati per questo Paese, c'è un clima da Repubblica di Weimar, col venire meno delle basi di una convivenza civile.
Il Paese prima di tutto. Cassintegrati senza ammortizzatori sociali, imprese che chiudono: la polveriera-Italia rischia di esplodere. E la soluzione-Napolitano come extrema ratio scoperchia la pentola.
Bersani? Può aver commesso errori in una situazione difficilissima, la candidatura Marini era però condivisa dal centrosinistra e da un ampio schieramento di forze, probabilmente andava sondato in modo più capillare il nome nel partito.
Ma quello che è successo su Prodi è di una gravità inaudita, i grandi elettori all'unanimità votano Prodi e poi uno su quattro tradisce.
C'è stato chi ha avuto interesse a far precipitare le cose pensando che andando al voto rapidamente potesse più agevolmente conseguire i suoi obiettivi e interessi.
E da domani? «Saranno mesi difficilissimi. C'è chi ha anteposto piccoli interessi agli interessi del Paese dimostrando di non tenere al Paese e di voler affossare il Pd. Ci sta la lotta politica, non ci stanno la vigliaccheria, la meschinità.
Non se lo meritava Prodi al quale il centrosinistra deve tanto, non se lo meritava Pier Luigi Bersani che ha messo gli interessi del Paese davanti a tutto».

PAOLO DOSI: «Sorpresa per l'evoluzione del partito da fine febbraio in poi. Dopo i fasti delle Primarie, il lento scivolar giù del consenso fino alla giornata più buia. Quello che esce sconfitto alla fine, spero in modo definitivo, è un metodo non una persona e ne va tratto un insegnamento con estrema umiltà.
Onore delle armi per Bersani: Si è speso per conservare l'unità del partito e trovare soluzioni condivise» resta il fatto che il Pd è l'unico partito vero che non dipende da padroni o imbonitori o figure carismatiche. E' stato sconfitto il metodo che fa prevalere la politica del caminetto, l'accordo parallelo, la gente da tempo non lo capiva più»

ROBERTO REGGI:
«Era scritto che finiva così. Umanamente mi spiace molto per Pier Luigi, io l'ho combatuto a viso aperto alle Primarie. Ma politicamente era inevitabile questo esito, le dimissioni sono state date anzi troppo tardi, era evidente da tempo che non si aveva una prospettiva, si viveva alla giornata.
Si è fidato di Vasco Errani e Maurizio Migliavacca e lo hanno trascinato in questo disastro. Pensano di essere moralmente superiori e che siano tutti gli altri a sbagliare. Pier Luigi si è fidato ciecamente di personaggi che hanno fatto un disastro totale. Un gruppo che deve scomparire».
Ora il Pd va rifondato, ma non su una persona sola, Renzi potrà essere il più visibile, ma ci vuole un gruppo per ricostruire sulle macerie».

PAOLA DE MICHELI: «Chiederemo a Bersani di restare, è certo. Non so se accetterà. E' la persona più seria, autorevole e competente che ho incontrato in politica. Le due giornate di lacrime e sangue? Da un clima delle consultazioni più «accomodante e pacifico» si è scatenato un imprevisto «effetto-tornado» nel Pd, frutto di problemi mai risolti dalla nascita («certi massimalismi sommati ad ansie grilline e non ultimo i renziani che hanno dimostrato di voler boicottare»). E poi c'è stato un difetto di comunicazione interno ed esterno («in questo caso per dire che con i grillini si era fatalmente chiuso su tutti i fronti, ma volevano piegare il Pd e Rodotà era lo strumento»). Con disciplina di partito ho votato Marini («viene dal mondo del lavoro, dal popolo») e poi Prodi («che stimo e al quale ho mandato un messaggio e lui mi ha risposto dal Mali»).
Condivido le parole di Bersani una dopo l'altra e avverso chi attacca il gruppo dirigente «facendone parte».
Ora però c'è un grande lavoro da fare: quello che conta è dare risposte immediate ai cassintegrati, ai disoccupati, ai bisogni del Paese».

FRANCESCO CACCIATORE: «caos totale. Il Pd ha avuto la grande intuizione che per consolidarsi doveva sopravvivere alla generazione che gli ha dato vita. Ma chi ha affondato il padre fondatore del Pd, Prodi, non ha lavorato per dare lunga vita al partito. Non ho compreso l'opzione-Marini, che la gente ha percepito come un "inciucio", andava presentato subito il nome di Prodi.
Ma certo Napolitano «unisce», altro che "golpe" come pretendono i grillini. Ora si dovrà lavorare sulle riforme, sul lavoro, sull'equità («se no ci saranno problemi»). E nel partito andrà costruito un nuovo gruppo dirigente, regole che lo tengano insieme.

GIOVANNA PALLADINI:
«c'è stata una battaglia molto interna al Pd che ha poco a che fare con un senso di responsabilità e di governo della cosa pubblica. Non ricordo una situazione simile». Ma da «inguaribile ottimista», penso che da un "crash" così forte potrà nascere qualche elemento di chiarezza in più in un partito «oggi balcanizzato».
Spero in un rinnovamento totale, scelte più radicali nel metodo e nelle persone. E' davvero finita la prima Repubblica. E personalmente non sono più disponibile a schierarmi su nomi e persone senza una chiara linea politica».

MARCO CARINI:
«Se le cose precipitano in questo modo ci sarà da affrontare a breve il percorso congressuale: serviranno tesi e anime, tutto questo ad oggi non è assolutamente visibile. Il momento è dominato dall'emotività. Pd in agonia?
Un partito che ha a cuore bisogni e equità e pensiero riformista non può non esserci. Ma servono partiti in rapporto vero con i problemi della gente, non arroccati nelle stanze delle proprie segreterie ma neppure solo sul web».

MARCO BERGONZI: «Ora si giri pagina. E non possono passare altri giorni senza governo perché ogni giorno di ritardo qualcuno si butta dalla finestra». Urge però la nuova legge elettorale: dovevamo fare barricate e incatenarci per la legge elettorale.
In quanto al Pd, si avvia a una reggenza, un direttorio che sia massimamente inclusivo».

DANIEL NEGRI: «Alcune parti del partito hanno sbagliato nell'affossare la candidatura Marini. E da lì è stato il baratro. Non ci si poteva fidare a ricorrere Grillo». Prodi era condivisibile, ma si è visto come sono andate le cose. «Sono soddisfatto che Napolitano abbia accettato la ricandidatura». E nel Pd cosa succede adesso? «Sarà necessario un congresso anticipato per chiarire se è maggioritaria una posizione riformista, nella quale mi riconosco o una oltranzista».


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